Ciao a tutti.
In questo periodo di incertezza ho cercato di farmi un'idea su quale sia realmente la vita di un gay dichiarato. Per farlo ho ovviamente fatto ampio uso di Internet. Ho letto blog, diari, forum e annunci. Ho navigato in siti di incontri. Ho chattato con molti gay. Mi è capitato di parlare personalmente con alcuni di loro.
Risultato: la stragrande maggioranza dei gay è triste. Di una tristezza strana però, perchè praticamente tutti dicono di essere contenti di aver scelto di dichiararsi. Eppure la malinconia è lì. Si percepisce. Molti sono soli e rassegnati, altri tormentati dall'analisi costante della loro situazione e del modo in cui viene percepita dalla società, quasi tutti con la mente ingombrata dalla loro condizione. Alcuni la esaltano, alcuni la maledicono, molti (mi sembra di capire) la sopportano con rassegnazione, un fatto di cui non ci si vergogna ma di cui non si gioisce nemmeno.
Secondo me è da lì che nasce la ricerca sfrenata di sesso. Parlando con (anzi, tra) gay l'argomento "sesso" entra nel discorso al massimo dopo 5 minuti. A volte è l'unico discorso possibile. Se non ci si dimostra interessati si è considerati noiosi, frustrati. I gay, quando possono, fanno una quantità di sesso smoderata, con modalità e con una facilità impensabili nel mondo etero. Darsi un appuntamento per una scopata è molto più facile che convincere qualcuno a uscire a prendere "solo" una birra. Io penso che questo sia però solo un modo per sfuggire alla realtà. L'omosessualità comporta purtroppo ancora molte frustrazioni nella vita quotidiana e quindi il sesso diventa uno sfogo, e più ci si sfoga, più si pensa di stare bene.
Ma io non penso che sia così. Ho trovato una citazione che mi piace molto: "Solo quando avrai leccato l'ultimo culo, quando avrai succhiato l'ultimo cazzo, quando avrai riempito l'ultimo buco, ti accorgerai che l'amore non si ottiene scopando".
Buona serata.
PS: Questo post è un po' sconclusionato. Mi serviva più che altro per fissare l'idea.
